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Le
conseguenze furono inevitabili, qualcuno voleva 2Pac morto e il nostro
rapper ne era a conoscenza. Così produce e scrive canzoni ad una velocità
impressionante, riusciva a scrivere testi complessi in poche ore, senza
sbagliare una parola o doverne riscrivere qualche parte, sapendo di non
avere troppo tempo, cercando di lasciare tutto ciò che poteva, sapeva che
un giorno o l’altro la morte lo avrebbe abbracciato.
Ormai ossessionato da questa sensazione 2Pac inizia a sentirsi simile a Gesù,
e si definisce “The Black Jesus”, “Il Gesù Nero” e profetizza in
varie liriche la sua morte quasi nel dettaglio di come realmente è
avvenuta. Un Profeta quindi trasformatosi in martire quel 7 Settembre del 96
a Las Vegas, Tupac viene sparato per la seconda volta in misteriose
circostanze, muore dopo sette giorni, il 13. Il suo primo album postumo è
Makaveli, l’ennesimo capolavoro dove, come detto prima, pervadono la
paranoia per la morte e la contemplazione divina, citiamo “Hail Mary”,
alla lettera “Ave O’ Maria” e “Blasphemy”, non mancano i dissin
alla Bad Boy, ma stranamente senza citare mai il nome di Biggie, non mancano
le canzone ironiche o ricche di calore e divertimento, come “To Live &
Die In LA” o “Toss It Up”, ma tutto l’album mantiene delle sonorità
piuttosto particolari che lasciano un certo senso di tristezza e angoscia,
come le campane funebri in “Hail Mary” e all’inizio di “Toss it
Up”, il beat stridulo di “Life Of An Outlaw” o “White Men’s
World”, e il pezzo della Bibbia presente in “Blasphemy”, tutto sembra
preannunciare una disgrazia, la sua morte. Tutti gli album successivi sono
visibilmente ritoccati dalle varie case discografiche, ma la lirica di 2Pac
è sempre la stessa, tocca temi profondi con rime che emozionano e metriche
che ne intensificano il significato, le tematiche restano le stesse ma
vengono accentuati i suoi sentimenti riguardo la morte e i valori che voleva
esprimere, così nascono capolavori lirici come “Hellrazor”, “I Wonder
If Heaven’s Got A Ghetto”, “Do For Love”, “16 On DeathRow” in
“R U Still Down”; “Changes”, la profezia espressa in “God Bless
The Dead” dove in qualche modo sapeva che anche Biggie sarebbe passato a
miglior vita e la così sentimentale e toccante “Unconditional Love”
incluse nel “Greatest Hits”; “Still I Rise”, un album dove la lirica
di Tupac continua a farsi sempre più complessa ed emotiva, contornata dallo
stile degli Outlaw e dalla tragica perdita di Kadafy, ricordiamo “Black
Jesus” e “The Good Die Young” ennesimo atto profetico se vogliamo, e
“Baby Dont Cry” una seconda “Branda’s Got A Baby”; nel 2001 esce
“Until The End Of Time”, un album dalle sonorità diverse, con dei beat
più esaltati e forti nei quali spesso prevale il basso, che sfodera opere
d’arte come “Letter 2 My Unborn”, cosa farebbe se non riuscisse ad
avere un figlio o a crescerlo come dovrebbe a causa della sua prematura
morte; “When Thugz Cry” se vi chiedete cosa potrebbe toccare i
sentimenti di un uomo anche se è di ghiaccio; “This Aint Livin”,
credete che nel ghetto sia facile vivere?; e infine “Until The End Of
Time”, Tupac sapeva che lo avremmo ricordato “Fino Alla Fine Del
Tempo” per ciò che ha fatto, perché ha dato la vita per far risuonare la
verità e la libertà.
Arrivati alla fine del viaggio attraverso la sua carriera, la sua vita, le
sue esperienze, le sue paure, ma soprattutto le sue parole, ecco “Better
Dayz”, tutto ciò che avrebbe voluto vedere, dei “Giorni Migliori”,
per lui e per tutti. In questo album sono presenti un po’ tutte le
componenti della sua lirica, ci sono canzoni Gangsta e Dissing, come “When
We Ride On Our Enemies” e “Street Fame”, “Fuck ‘Em All” e
“Catchin Feeling”; canzoni che raccontano storie e verità, “They Dont
Give A Fuck About Us”, “Ghetto Star” e “This Life I Lead”, e non
possono mancare canzoni più profonde che generano un sentimento di
malinconia e riflessione come solo Tupac è riuscito a fare nel mondo del
Rap, “Better Dayz” nella speranza che qualcosa migliori e che il dramma
svanisca, “Never B Peace”, “My Block”, impossibile dimenticare ciò
che affligge i quartieri americani, “Thugz Mansion” dove Tupac si chiede
dove si va a finire dopo la morte, e spera sia un posto migliore, un posto
tranquillo dove ritrovarsi con i cari e gli amici e dove trovare un po’ di
pace, impossibile dimenticare “Mama’s Just A Little Girl”, nella quale
2pac affronta il dolore e le lotte che una madre deve affrontare
giornalmente con i suoi figli per tirare avanti.
Siamo
arrivati alla fine e credo di aver descritto al meglio la poetica di un
Rapper, un Profeta definitosi un Gesù Nero, un uomo che è stato in grado
di raccontarci la sua vita, di emozionarci, di farci riflettere, di
meravigliarci, di rattristarci e di farci sorridere, un uomo definitosi
“Una Rosa Cresciuta Nel Cemento” e non ci si può meravigliare se “I
Suoi Petali Sono Danneggiati”.
L’unica
cosa che ci resta da fare e riflettere e sorridere, non bisogna piangere,
anche quando le cose vanno male, perché lui ci ha insegnato a “Tenere
Alta La Testa” ad andare avanti perché “La Vita Continua” e forse un
giorno tutto andrà per il meglio.
Tutto
ciò che dobbiamo fare è NON DIMENTICARLO!!!
Rest
In Peace Tupac,
We
Miss You,
Alx
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